Appunti per una riflessione collettiva su apparati educativi e sistema scolastico [work in progress]

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Appunti per una riflessione collettiva su apparati educativi e sistema scolastico

[work in progress]

«“Il Partito operaio tedesco chiede come base spirituale e morale dello Stato educazione popolare generale ed uguale per tutti per opera dello Stato. Istruzione generale obbligatoria, insegnamento gratuito”.

Educazione popolare uguale per tutti? Che cosa ci si immagina con queste parole? Si crede forse che nella società odierna (e solo di essa si tratta) l’educazione possa essere uguale per tutte le classi?»

Karl Marx, Critica del Programma di Gotha, 1875

Partiamo da un cambiamento importante dell’istruzione scolastica che ci riguarda da vicino: “la buona scuola” (legge 107/2015).

1) La legge 107 è una tappa significativa verso la ridefinizione della scuola pubblica italiana. Non si tratta di un semplice smantellamento della dimensione pubblica in favore del privato, come troppo frettolosamente si sostiene da più parti (parti troppo spesso interessate a difendere “il buon tempo antico”), ma di una sostanziale ristrutturazione in termini neoliberali delle istituzioni educative, nelle quali la dimensione pubblica (statale) continua a svolgere una funzione essenziale.

2) La legge “La buona scuola” adegua la scuola italiana al modello di razionalità funzionale al Capitale nel campo delle istituzioni educative, già funzionante in altri Paesi, e mette in atto indicazioni sulla politica scolastica, che hanno avuto un punto di riferimento importante nel cosiddetto Processo di Bologna del 1999, cioè la costruzione di uno spazio comune e condiviso dell’istruzione di molti paesi europei.

3) “La buona scuola” rappresenta in qualche modo la fine di alcune anomalie – anomalie felici dal punto di vista che è il nostro – che il sistema di istruzione italiano ha avuto, almeno nel lungo periodo che separa gli anni Settanta dall’avvento della cosiddetta “autonomia scolastica”: insegnanti poco propensi a subire trasformazioni dall’alto, alto tasso di conflittualità, pratiche pedagogiche che mantenevano una certa autonomia rispetto allo “spirito mercantile dei tempi”. [Breve inciso sulle polisemie: salta agli occhi l’ambiguità ricercata della definizione, dall’alto, di “autonomia scolastica”, corporativa e decisamente padronale, con i suoi “Dirigenti” come tipici esemplari di “servopadronalità”. Specie di ossimoro e saccheggio culturale e linguistico. Un po’ come è stato per l’uso dello stesso termine, autonomia, per designare movimenti indipendenti e i famigerati sindacati, corporativi e padronali.] In un certo senso “La buona scuola” mette termine ad un’epoca e adegua la scuola a parametri più consoni alle politiche europee: inclusione differenziata nel sistema formativo, attività didattico-educativa piegata alle esigenze del mercato del lavoro, digitalizzazione e automazione del sistema educativo, introduzione generalizzata di sistemi valutativi in grado di fornire misurazioni e valutazioni “oggettive” delle perfomances di studenti e docenti.

4) Tale legge porta a conclusione un processo, iniziato in Italia con la Riforma Berlinguer e con la “scuola dell’autonomia”: creazione della figura del dirigente scolastico e diretta applicazione della logica di mercato, senza più complessi e pudiche velature. L’introduzione dei POF in ogni scuola – forme elementari di marketing che inaugurano una neolingua e mettono in moto comportamenti di tipo aziendalistico – ha l’obiettivo di generare la concorrenza tra istituti e la divisione dei docenti con premi monetari differenziati. Non conta più il lavoro svolto con le classi, perlopiù in collaborazione, non competitivo e comunque libero da vincoli esterni, che viene anzi svalorizzato a fronte d’una premialità offerta all’acquiescenza verso i nuovi “dirigenti” e l’idea stessa di competizione. In questo senso avanza un uso politico del fondo di istituto.

Ciò nonostante, la fase iniziale dell’“autonomia scolastica” ha avuto difficoltà ad attuarsi per la prolungata opposizione di molti lavoratori della scuola.

Non va invece trascurato il fatto che tra i più solerti sostenitori della “scuola dell’autonomia” si trovassero sindacati e partiti di sinistra. Da qui forse l’attuale debolezza nel contrasto a “La buona scuola” da parte di chi in sostanza ne aveva abbracciato ormai la logica di fondo.

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