Il maestro Perboni, la maestrina dalla penna rossa e il bonus della buona scuola

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Perboni: “Buongiorno signorina maestra”

Maestrina: “Buongiorno a lei professor Perboni”

“Bella giornata, non è vero?”

“Bellissima, non c’è che dire. Lei per caso sa, professore, che la settimana passata sono stati assegnati i bonus della bella scuola?”

Buona, signorina maestra, si dice buona scuola, non bella.”

“Oh certo, professore, mi confondo sempre. E per caso lei sa anche a chi sono stati assegnati questi bonus?”.

“Ma certo che no, signorina maestra, difatti è segreto!”

(timidamente) “è … segreto?”.

“Logico, per la privacy”

“Ma come, per la privacy, ma che dice?”

“Certo, non vorrà mica che si sappia in giro il nome di chi ha preso il premio!”

“E come facciamo noi a ‘prendere ispirazione’ dai migliori se non sappiamo neanche chi sono?”

“Che c’entra, l’importante è tendere costantemente al meglio. Al momento opportuno il Signore saprà chi premiare”

“Il Signore?…”

“Il signor Dirigente, mi scusi, sbaglio sempre”

(guarda in cielo e sospira) “… a me non l’han dato …”

“Shhh, non si faccia sentire!, è segreto le dico se-gre-to. Poi, certo che non gliel’hanno dato, lei mica l’ha chiesto.”

(nervosetta) “Ah, bisogna anche chiederlo il premio? Cioè bisogna andare dal Signore, come dice lei, e dirgli «guardi Signore io sono molto brava, la prego mi dia il premio» che poi Lui decide se si o se no?”

“Più o meno è così”.

(sorride) “Certo che lei ha proprio delle gran belle scarpe nuove professor Perboni, chissà quanto le sono costate…”

“Non mi faccia arrossire… Sembra si stia rannuvolando, non le pare?”

febbraio 2017

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To Obey or NOT To Obey

To Obey or NOT To Obey è il fresco papello in sei Quadri di FRANTI, dedicato agli studenti Maturandi dell’anno scolastico 2019/2020 ma che vale anche per gli altri

 

 

Scaricalo qui in PDF  stampalo e fallo tuo 🙂

LODE, incursione frantiana nel Trap

Plaga-SWF
Lode

anche se…

…già lo sai…

«… me lo riprenda ancora una volta, signor Direttore, perché non segua una disgrazia in famiglia, lo faccia per pietà d’una povera donna! – E si coperse il viso con le mani singhiozzando. Franti teneva il viso basso, impassibile. Il Direttore lo guardò, stette un po’ pensando, poi disse: – Franti, va al tuo posto. – Allora la donna levò le mani dal viso, tutta racconsolata, e cominciò a dir grazie, grazie, senza lasciar parlare il Direttore, e s’avviò verso l’uscio, asciugandosi gli occhi, e dicendo affollatamente: – Figliuol mio, mi raccomando. Abbiano pazienza tutti. Grazie, signor Direttore, che ha fatto un’opera di carità. Buono, sai, figliuolo. Buon giorno, ragazzi. Grazie, a rivederlo, signor maestro. E scusino tanto, una povera mamma. E data ancora di sull’uscio un’occhiata supplichevole a suo figlio, se n’andò, raccogliendo lo scialle che strascicava, pallida, incurvata, con la testa tremante, e la sentimmo ancor tossire giù per le scale. Il Direttore guardò fisso Franti, in mezzo al silenzio della classe, e gli disse con un accento da far tremare: – Franti, tu uccidi tua madre! – Tutti si voltarono a guardar Franti. E quell’infame sorrise.»

Edmondo De Amicis
libro Cuore, diario del 28 gennaio

Il giovane Franti, prototipo della contestazione, dà il via, nel 1886 e grazie alla penna di De Amicis, allo scontro con la famiglia. Franti è l’insopportabile agli occhi della borghesia ottocentesca. Mentre questa disegna, nel quadro della recente “unità nazionale”, il perfetto ed imperituro equilibrio tra le classi, lui, Franti, rappresenta l’intollerabile punto di rottura, irrispettoso a tutto e per tutto.

Cuore lo congeda frettolosamente meno di due mesi dopo, nelle pagine del 6 marzo

“Franti dicono che non verrà più perché lo metteranno all’ergastolo”.

Ci penserà Umberto Eco a riabilitarlo con l”Elogio di Franti” nel 1963 dopo che generazioni di studenti avevano appreso su di lui l’odio di classe. E noi, per ora, lì lo lasciamo.

Oggi, ascoltando “Lode” di Plaga-SWF prod. Mosees qualche domanda sorge spontanea.

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To Obey or NOT To Obey / Quadro I

I/le docenti dovrebbero essere i liberi migranti delle culture

 I/le docenti dovrebbero essere, per definizione, i migranti del sapere, i liberi migranti delle culture,

portati ad amare porti aperti, muri abbattuti e babeliche parresie dialoganti e antirazziste. È l’esercizio prima di tutto della dignità umana, non secondariamente di quella professionale, a dare senso alla loro attività; è il rivendicare una particolare attenzione ogni volta che si fa strame di valori fondativi della persona, ogni volta che si tenta l’attacco alle intelligenze e al senso critico, a dare lustro alla loro azione.

Tale dev’essere la concezione di sé, come docente, della professoressa Rosa Maria Dell’Aria, sospesa e decurtata di parte del suo stipendio, per avere permesso ai “suoi” studenti a Palermo di accostare leggi razziali e razzismo d’oggi; tale lo spirito, l’aura di libertà entro cui hanno potuto operare i “suoi” stessi studenti.

Non diversa dev’essere la concezione di sé della maestra Lavinia Flavia Cassaro, licenziata per aver urlato contro la polizia ad un presidio contro le razziste Casapound e Forza Nuova nel 2018 a Torino. Nel 2019 ha perso il ricorso: un’insegnante non può macchiarsi di lesa polizia! Paga perciò il conto proprio ‘in qualità di’ insegnante, non di comune cittadino, e viene licenziata. L’esercizio del controllo dall’alto si estende qui ad un comportamento esterno alla scuola, applicando sulla docente una concezione ‘morale’ statalizzata che evidenzia il controllo sul ‘tipo di persona’, sulle sue idee, ed esaltando nella docenza il carattere di ‘pubblica ufficialità’, per giunta in ogni luogo, non certo quello dei fondamenti di scienza e coscienza!

La vicenda dell’istituto Vittorio Emanuele III di Palermo merita attenzione perché è una vicenda la cui “colpa” è, per il ministero e per le sue ossequiose gerarchie, la libera attività didattica di un’insegnante e lo studio senza guinzaglio di gioventù pensante.
Ci chiediamo: che cosa è un insegnamento che non segni e uno studio che non appassioni e interessi?
Invece il tutto è stato fatto oggetto di occhiute delazioni o di zelanti carrierismi e di sospensioni da insegnamento e stipendio, anziché considerare che questo paese, per esempio, ancora non ha fatto i conti col razzismo.

Svoltosi in campo diverso dal precedente, cioè fuori dalla scuola, qui la prima particolarità già posta in evidenza, è il caso della maestra, cui non è permesso, e a che prezzo!, neppure fuori dai ‘sacri’ muri della scuola, di contestare l’operato della polizia, la quale sempre più spesso non solo si fa unica detentrice della violenza, ma, come nell’occasione, qui la seconda particolarità, opera a copertura di fascisti in tempi in cui lo stravolgimento di senso fa sì che il fascismo sarebbe divenuto solo un’opinione!!!

Quanto succede nella scuola è il riflesso speculare della ristrutturazione del modello societario in atto: è la governance, che prevede la santificazione della superstizione securitaria per blindare il conflitto sociale attraverso la leva dell’emergenza, del verticismo patriarcale e della criminalizzazione di ogni critica o dissenso.

Non possiamo non dirci sodali e solidali con Lavinia Flavia e con Rosa Maria e la “sua” classe.
Non possiamo non dirci ostili agli ignobili provvedimenti disciplinari.
Ciò che occorrerebbe è la loro revoca, ristabilendo formalmente il principio di evidenza e libertà.

Ogni docente e ogni studente dovrebbe rivendicare per sé e per ognuno lo spazio delle libertà e dirsi “colpevole” al pari delle interessate nelle due vicende.
Per parte nostra, si sa, Franti è “Il Colpevole” per antonomasia, dunque siamo tutti e tutte tutt’altro che immeritevoli di tali medaglie.

 

Franti, 24 maggio 2019
https://franti.noblogs.org
franti@inventati.org
@ilFranti

 

Giovedì 8 febbraio @Cox18 (Milano)


Giovedì 8 febbraio 2018
ore 20.30 cena benefit

@ Cox18, via Conchetta 18, Milano

ore 21.30 presentazione dell’irriverente
TRATTATELLO DI ANATOMIA ERGONOMICO-FUNZIONALE CONTEMPORANEA

con la partecipazione del dottor Kaius

In nome dei sempiterni Valori illuminanti et irrinunciabili, sì pilastri della Legge 107 sulla BònaScola, ma anche della sacrosanta volontà bipartisan, consolidatasi nelle ultime legislature, di svecchiare le ormai esangui regole della democrazia formale a favore di un risoluto approdo, che per gli italici costumi suona ritorno, alla dittatura –oggi
rinominata governance –, di Meritocrazia, Selezione, Aziendalismo, Sicurezza, Controllo, Gerarchia, Precariato, Servaggio della gleba e Consumo, qui si mostrerà del miglior uso dei corpi dei sudditi a maggior gloria del sistema-Paese. Per disvelare, e con ciò esemplificare al Lettore (anche grazie
all’ausilio di puntuali tavole anatomiche disegnate a mano da Kaius), le semplici ma assai efficaci risposte che i preclari progressi nella medicalizzazione tecno-logica e nell’impianto di dispositivi di biopotere offrono alle attuali esigenze del mercato globale, ci siamo avvalsi di una delle istituzioni totali che più ha fatto agio alle classi dominanti: LA SCUOLA.

Ai nostri pochi ma scaltri lettori offriamo questo breve papello. Si tratta di un moderno trattato di anatomia comparata, ove la comparazione è tra le funzionalità degli organi anatomici e la loro funzione sociale.
Un mondo teso alla modellizzazione d’ogni sua parte in nome d’una traslucida perfezione non poteva mancare di agire anche sui corpi.
Dopo l’esaltazione della loro mercificazione, le teorie del bello, l’edonismo da sfilata, il martellante succedersi delle mode, la vetrinizzazione del Sé, ecco per la prima volta mostrata, con crudo realismo, la sfera del dominio e della costrizione.

Non temano, i lettori, la durezza di taluni dei dispositivi qui presentati.
Col tempo, ci si abitua a tutto.

Dove va Franti ?

Invio il testo dal titolo “Dove va Franti ?”che costituisce un contributo alla discussione all’interno del gruppo Franti. L’auspicio è che questa discussione possa avviare una riflessione sulle forme dello ‘ stare insieme’ e che possa coinvolgere un numero sempre più ampio di compagni a partire da coloro che , in un modo o nell’altro, hanno incrociato il nostro percorso. A questo proposito mi piace segnalare un testo che ho appena iniziato a sfogliare ma che mi pare si ponga sull’onda dei problemi sui quali da tempo ci interroghiamo.

Il testo così si conclude :

E vinceremo, qui e altrove. Vinceremo anche contro noi stessi. Contro ciò che, talvolta, fa di noi non molto di più che dei tristi amministratori dell’esistente. Vinceremo, , disputando a pietrate pezzi di territorio alla polizia , gettando lampi di luce negli occhi appannati della vita. Producendo il nostro cibo e mettendo in ginocchio un governo. Costituendo forze collettive e condividendo un pezzo di mondo con altri esiliati. Moltiplicando le comuni libere, generando le nostre culture e le nostre storie. Gli spazi in cui queste dieci, mille vittorie possono incontrarsi sono rare. Il notav e la zad sono tra questi. E ne ispirano altri. E’ questa la loro portata rivoluzionaria“.

Collettivo “mauvaise troupe”, Contrade. Storie di zad e notav, Tabor

Dove va Franti ?

“Il carattere distruttivo non vede niente di durevole. Ma proprio per questo vede dappertutto delle vie. Ma poiché vede dappertutto delle vie , deve anche dappertutto sgombrare la strada (…) Poichè dappertutto vede vie, egli sta sempre ad un incrocio. Nessun attimo può sapere ciò che il prossimo reca con sé. L’ esistente lui lo manda in rovina non per amore delle rovine, ma per la via che vi passa attraverso”
W. Benjamin

Franti, verso la metà del libro di De Amicis, sparisce dal racconto, non se ne farà più parola , le voci dicono “che non verrà più perché lo metteranno all’ergastolo”. A noi piace pensarlo invece alla ricerca di un’altra comunità possibile. Un po’ come altri personaggi della letteratura. Come quel Rosso Malpelo che, chissà, forse muore nella cava della rena rossa ma forse trova anche lui la strada per un’altra possibilità, un’ altra forma di vita, magari tra gli spettri che popolano i sotterranei della miniera. In questo sta la forza della letteratura, farci immaginare altri percorsi possibili. Per i personaggi che la popolano, Per noi che leggiamo.

Del resto Franti era incompatibile con l’istituzione, con qualsiasi tipo di istituzione e refrattario a qualsiasi disciplina imposta che l’istituzione, che qualsiasi istituzione, non può non presupporre.
Franti era strutturalmente ‘contro il metodo’, per riprendere un ben noto titolo di un libro di Fayerabend, perché la ricerca di ciò che non c’ è, ma desideriamo cercare, presuppone la massima libertà, anche quella di sbagliare, anche quella di tornare indietro, e questa ricerca può essere fatta senza presupposti stabili, senza regole a priori, senza un’ origine che predetermini il fondamento della nostra ricerca.

Un po’ come Franti mi pare debba essere Franti, o almeno così a me piace immaginarlo, alla continua ricerca di un’ altra comunità possibile. Una comunità che si forma attraverso la contaminazione, non uno stato di cose, non un’ istituzione. Una comunità sregolata che vive di attrazione, che si costruisce di volta in volta, senza presupposti, senza statuti, in definitiva senza stato.

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Sabato 13 Gennaio 2018 @Zabriskie Point (Novara)

Beh, se sabato sera non siete a Novara potete sempre andarci.

(d)alle ore 18.00 al Circolo Zabriskie Point, in Corso Milano 44/A

Trattatello di anatomia ergonomico-funzionale contemporanea

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In nome dei sempiterni Valori illuminanti et irrinunciabili, sì pilastri della Legge 107 sulla BònaScola, ma anche della sacrosanta volontà bipartisan, consolidatasi nelle ultime legislature, di svecchiare le ormai esangui regole della democrazia formale a favore di un risoluto approdo, che per gli italici costumi suona ritorno, alla dittatura – oggi rinominata governance –, di Meritocrazia, Selezione, Aziendalismo, Sicurezza, Controllo, Gerarchia, Precariato, Servaggio della gleba e Consumo, qui si mostrerà del miglior uso dei corpi dei sudditi a maggior gloria del sistema-Paese.
Per disvelare, e con ciò esemplificare al Lettore (anche grazie all’ausilio di puntuali tavole anatomiche disegnate a mano da Kaius), le semplici ma assai efficaci risposte che i preclari progressi nella medicalizzazione tecno-logica e nell’impianto di dispositivi di biopotere offrono alle attuali esigenze del mercato globale, ci siamo avvalsi di una delle istituzioni totali che più ha fatto agio alle classi dominanti: LA SCUOLA.

Ai nostri pochi ma scaltri lettori offriamo questo breve papello. Si tratta di un moderno trattato di anatomia comparata, ove la comparazione è tra le funzionalità degli organi anatomici e la loro funzione sociale.

Un mondo teso alla modellizzazione d’ogni sua parte in nome d’una traslucida perfezione non poteva mancare di agire anche sui corpi.
Dopo l’esaltazione della loro mercificazione, le teorie del bello, l’edonismo da sfilata, il martellante succedersi delle mode, la vetrinizzazione del Sé, ecco per la prima volta mostrata, con crudo realismo, la sfera del dominio e della costrizione.

Il trattato è composto da una concisa esposizione delle premesse generali della moderna anatomia funzionale, in cui si dà conto del contesto e dell’obiettivo generale di questa scienza applicata: poche frasi, ma fulminanti.
Seguono quindici tavole minuziosamente disegnate da Kaius, ciascuna delle quali è accompagnata da una puntuale didascalia che descrive gli effetti di queste protesi anatomo-funzionali destinate a Docenti e Studenti – ma evidentemente, come precisato nell’esposizione iniziale, applicabili anche ad altri ambiti – con lo scopo di fluidificare e accrescere la loro partecipazione al contesto lavorativo.

A intervallare, una serie di lemmi completa l’opera, così da permettere a chi è nuovo a questo genere di discipline di avvicinarvisi più agevolmente.

Non temano, i lettori, la durezza di taluni dei dispositivi qui presentati.
Col tempo, ci si abitua a tutto.

[dalla quarta di copertina]

Indice

pag. 2 Venghino, siòri, venghino… (introduzione)
pag. 3 Tavola I Muscolo cardiaco ed encefalo
pag. 4 Lemma 1 Lavoro salariato (o dipendente o subordinato)
pag. 5 Tavola II Sostituzione oculare con camera panottica
pag. 6 Lemma 2 Lavoro autonomo
pag. 7 Tavola III Amputazione delle orecchie
pag. 8 Lemma 3 Lavoro volontario (o gratuito o corvée)
pag. 9 Tavola IV Occlusione definitiva delle narici
pag. 10 Lemma 4 Lavoro di cura (o di servizio)
pag. 11 Tavola V Protesi di potenziamento linguale
pag. 12 Lemma 5 Assemblea
pag. 13 Tavola VI Impianto permanente di divaricatore anale progressivo
pag. 14 Lemma 6 Sciopero
pag. 15 Tavola VII Trapianto pilifero allo stomaco
pag. 16 Lemma 7 Sciopero politico (o di massa)
pag. 17 Tavola VIII Trasfusione di piombo nelle cavità ossee dei piedi
pag. 18 Lemma 8 Sfruttamento (e suoi rimedi)
pag. 19 Tavola IX Blocco meccanico dei bulbi oculari e morso equino per cavità orale
pag. 20 Lemma 9 Scuola (pubblica)
pag. 21 Tavola X Potenziamento delle mani
pag. 22 Lemma 10 Scuola (privata)
pag. 23 Tavola XI Giogo
pag. 24 Lemma 11 Università
pag. 25 Tavola XII Razionalizzazione dell’apparato digerente e asportazione del fegato
pag. 26 Lemma 12 Crisi
pag. 27 Tavola XIII Castrazione-infibulazione
pag. 28 Lemma 13 Servitù volontaria
pag. 28 Lemma 14 Repressione
pag. 29 Tavola XIV Impianto di placche di metallo tutoriali per le ginocchia
pag. 30 Lemma 15 Emergenza (stato d’-)
pag. 31 Tavola XV Impianto di placche di metallo tutoriali per le caviglie
pag. 32 (presentazione)

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Sciopero infinito

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…il temibile e surreale Carrabrone, riempitosi d’una moltitudine di strane singolarità che si
contagiano menti e corpi, in un volo per nulla aggraziato, sfida la sua stessa struttura alare…
(“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo,
ma lui non lo sa e vola lo stesso”)

 

Verso lo sciopero infinito

Nell’apparente normalità delle nostre metropoli, scandita dal ritmo monòtono di lavoro-consumo-lavoro, si aggirano spettri che, spesso nell’anonimato, odiano il lavoro che hanno e quello che non hanno, disprezzano i loro superiori, praticano il furto nei supermercati, occupano abusivamente le case, sono dei sistematici assenteisti, non tollerano il decoro della città. Gli ultimi di questa schiera vivono ai margini della metropoli, senza diritti, e si riconoscono perché il loro aspetto, il loro comportamento, i loro abiti, il colore della pelle, la lingua rivelano immediatamente la loro condizione. Altri sono ben nascosti sotto l’aspetto rassicurante del ‘buon cittadino’, del ‘buon lavoratore’, dello studente. Spesso non si conoscono, talvolta formano dei piccoli gruppi, altre volte diffidano l’uno dell’altro, ma ciò nonostante esistono, erodono nei loro comportamenti la sicurezza del potere e, quel che è più importante, ci sono momenti in cui riescono persino a prefigurare un altro modo di vivere nella metropoli.

Quando i potenti invocano più sicurezza è perché istintivamente avvertono che esiste una moltitudine di singolarità in grado di incrinare la certezza di un ordine consolidato, di un tempo sempre uguale a se stesso, di un mondo apparentemente immodificabile. Un grande teatro dove tutti recitano le parti a loro assegnate: il padrone comanda sul lavoro altrui, il politico amministra la cosa pubblica, il poliziotto fa rispettare la legge, il sindacato difende i ‘diritti’ dei lavoratori e i lavoratori producono.
Nelle società democratiche lo sciopero ha il suo posto nell’ordine delle cose. A scadenza regolare, entro i limiti consentiti dalla legge, con le dovute forme, sempre con l’appoggio del sindacato (più o meno di base), i lavoratori possono avanzare le loro rivendicazioni.
Penseranno poi i sindacati a mettere d’accordo le parti in conflitto attraverso un’adeguata contrattazione che soddisfi il padrone e il lavoratore. Presto ci si accorgerà che la ‘giusta’ contrattazione non cambia le nostre vite: si può vincere (strappare un posto di lavoro in più, magari a discapito di altri lavoratori che lo perdono; ottenere qualche altra briciola di salario per gettarci ancora di più nel mondo incantato delle merci; conquistare una gabbia sicura per tutta la vita) oppure perdere (il lavoro, il posto, la sicurezza, la possibilità di consumare), ma la sostanza delle cose non cambia.
Il giorno dopo ognuno riprenderà il suo posto: il lavoratore al lavoro, i padroni al comando, i poliziotti a garantire l’ordine e i politici ad amministrarlo. Tutto resterà come prima.

Proviamo invece a immaginare uno sciopero infinito, uno sciopero che non termina, che ha come fine la costruzione di un altro modo di vivere. Proviamo a immaginare un corteo che non si conclude, che è solo momento di raccordo di corpi che non si separano alla fine, che mantengono vivo il calore della vicinanza. Proviamo a immaginare uno sciopero che ci unisca all’astensione forzata di coloro che sono già oltre il margine, che sia prima di tutto contro noi stessi, contro le identità che ci vengono cucite addosso, contro noi in quanto lavoratori, contro noi in quanto cittadini, contro noi in quanto consumatori, contro noi in quanto studenti.
Usiamo pure le scadenze, le lotte, gli scioperi di questo o quel sindacato. Facciamone uso, sapendo però che la vera posta in gioco non è ottenere questo o quel singolo risultato, ma la costruzione di nuove forme di vita, di un modo nuovo di stare assieme che rovesci il mondo che abitiamo.
Non rivendicare niente è il primo passo per ottenere tutto.

Per fare questo dobbiamo costruire le forme organizzate dello sciopero infinito. Le relazioni, le amicizie dal basso che ci permettano di mettere in campo una forza costruttiva che faccia incontrare la metropoli spettrale nella quale ci aggiriamo e le dia forza, voce, calore.
Dobbiamo organizzarci come parte di chi non vuole appartenere, di chi rifiuta di essere lavoratore o cittadino, ma che invece costruisce il proprio essere attraverso la forma comune che lega le nostre diversità.
Uno sciopero infinito è fatto di sabotaggio, di furto, di distruzione del decoro, ma soprattutto dell’amore che lega tra loro singolarità diverse, è gioiosa inventiva capacità di mettere insieme tutto questo.

Lo sciopero infinito è la costruzione di nuove forme di vita fondate sulla messa in comune di ciò che non può essere fatto proprio da nessuno perché è la possibilità stessa dell’usare e dell’agire in comune.

Lo sciopero infinito è la metropoli che si fa parte, è l’uscita dalle identità imposte, è il carnevale delle singolarità, è il comunismo come possibilità data.

Prepariamo l’esodo dentro e contro la metropoli, costruiamo la metropoli della nostra parte attraverso un contagio indefinito di menti e corpi.

 

27/10/2017
franti

Che cos’è Franti? Franti non è qualcosa di diverso dallo sciopero infinito, frammento piccolo, piccolissimo di questo movimento di scissione. Spettro tra gli spettri che attendono l’ora del loro incontrarsi, annusarsi, toccarsi, contaminarsi, riconoscersi, amarsi.

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